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Note a margine della seconda giornata del convegno "Gli italiani e lo Stato"

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Immagine articolo - italia domani

Nella seconda e ultima sessione del convegno "Gli italiani e lo Stato", organizzato dall’Università di Scienze Politiche di Perugia, si sono alternati ospiti di riguardo: Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, l’economista Pierluigi Ciocca, il professor Ilvo Diamanti, dell’Università di Urbino, l’ambasciatore Guido Lenzi ed infine Sabino Cassese,Giudice della Corte Costituzionale, che ha curato l’intervento a conclusione dei lavori.
Ma partiamo con ordine; la sessione è stata aperta da Valerio Onida.
Nel corso di un avvincente e profonda analisi del patto costituzionale, ossia dell’insieme dei diritti e dei doveri della cittadinanza, egli ha sottolineato come il problema di fondo sia la percezione errata che la cittadinanza ha delle istituzioni, ciò che egli ha definito lo “scetticismo”.
Onida ha sottolineato come la cittadinanza abbia difficoltà a distinguere tra il potere legittimo e quello arbitrario, anche e soprattutto a causa del disordine negli ordinamenti, che fanno percepire qualunque forma di potere come automaticamente arbitrario, e portano a fenomeni definiti di servilismo o di ribellismo. In quest’ottica, avverte, “c’è un sempre maggior distacco dalle istituzioni da parte del popolo, e un distacco della politica dai valori costituzionali. Un tempo i valori costituzionali erano il terreno di incontro della politica mentre oggi, nell’epoca del bipolarismo, la politica viene intesa come lotta di annientamento tra assoluti; tra contendenti che puntano ad un’occupazione delle istituzioni, al taglio della componente avversa e che vedono nel cittadino solo uno strumento per raggiungere e legittimare l’occupazione delle istituzioni ”. In conclusione del proprio intervento il Presidente Onida auspica un “pronto e veloce recupero da parte della politica, della propria “dignità”, da ottenersi mediante il recupero dei valori costituzionali, un tempo condivisi e rispettati da tutte le componenti politiche”.
Il successivo intervento è stato curato dall’economista Pierluigi Ciocca, il quale ha sottolineato come in economia conti più la produttività che non la produzione fine a se stessa. Nel corso di un interessante analisi ha portato all’attenzione generale come,il buon andamento economico dipenda da ciò che ha definito come “i quattro fasci di forze economiche, cioè: finanza pubblica,infrastrutture fisiche e giuridiche, stimoli concorrenziali e imprese; per mantenere in equilibrio le quali è necessaria una “trivia”,una collaborazione, tra istituzioni, politica e cultura”.
E' poi seguito l'intervento di Ilvo Diamanti. Dopo aver espresso i suoi ringraziamenti alla città e agli organizzatori, si lancia in un coinvolgente discorso nel quale parte dall’identificazione di due fenomeni principali: il civismo e il lassismo. “Sono fenomeni di origine storica e culturale diversa, entrambi nascono da tradizioni culturali radicalmente diverse, sono fenomeni di matrice opposta, poiché nascono dalle diverse zone in cui il paese era diviso prima dell’unità, ma che portano al medesimo risultato: il particolarismo”.
Il successivo relatore, l’Ambasciatore Guido Lenzi,parlando della politica estera e dell’integrazione europea esordisce citando Pirandello: "Chi siamo dipende da come appariamo e ci presentiamo. Il 50° anniversario, nel 1911, fù l’anniversario dell’affermazione del paese in campo internazionale, il 100°, celebrato a Torino nel 1961, fu quello del miracolo economico.I l 150° non deve spaventarci ma è necessario che l’Italia assuma maggiori responsabilità internazionali". Intorno a questa premessa l’Ambasciatore Lenzi, ha costruito un interessante ricapitolazione storica di come l’Italia sia sempre stata molto restia ad agire e di come, nel dopoguerra si è andata affermando la dottrina dell’equidistanza tra i due blocchi,mentre la situazione attuale vede un tentativo di equivicinanza da parte dell’Italia, nei confronti delle varie nazioni". Ha quindi terminato l’intervento ribadendo ancora una volta che “entrambe le filosofie sono di base errate e di difficile applicazione, soprattutto per quel che riguarda l’equivicinaza, mentre è necessario che il paese abbia una linea chiara in politica estera e che ad essa sempre si attenga”.
Ha concluso i lavori il Giudice della Corte Costituzionale Sabino Cassese il quale, nel suo intervento, ha esposto quali erano le priorità al tempo dell’unificazione del paese e di come esse, pur con vari cambiamenti nella forma, siano rimaste inalterate fino in tempi anche molto recenti.”La principale priorità su cui fù fondata l’unità nazionale fu la costituzione di un mercato interno vasto e forte, prima ancora che su priorità popolari o militari prefigurando” continua Cassese “un disegno mercantilistico dietro l’unità”.
Il Giudice Cassese ha individuato al termine del proprio intervento quattro “dislivelli italiani”: "il fatto che lo stato italiano comincia ad esistere come continuazione di quello Sardo-Piemontese, la ricomparsa periodica di caratteristiche del passato, la mancata edificazione dello Stato unitario per continui adattamenti e rinvii e infine la mancanza di coerenza dello stato a causa di continue sovrapposizioni di leggi e consuetudini, proveniente da periodi temporali diversi”. (A. C.)

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