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Economia

“La tenacia dei superstiti”

Indagine congiunturale di Confindustria Umbria per il IV trimestre 2012
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

La situazione incerta del Paese caratterizza anche l'Umbria, colpita pesantemente, in questi ultimi mesi, dal prolungarsi imprevisto della crisi economica. Come prevedibile, le imprese più fragili - per dimensione, per poca accortezza nel passato, per impreparazione o per eccesso di fiducia - hanno arrancato, si sono sfibrate e, alla fine, hanno gettato la spugna. Il comparto terziario ha drasticamente ridotto il numero dei dipendenti contribuendo, anche se involontariamente, all'avvitamento della recessione. Resistono sul campo, ostinate, le imprese che meglio si sono sapute organizzare perseguendo innovazioni di ogni genere per almeno sopravvivere in attesa di tempi migliori.

Rispetto a quello del precedente terzo trimestre il profilo generale del quarto trimestre per le imprese di Confindustria Umbria è sintomatico e si riassume in un facile slogan: resistere, resistere, resistere.

L'incidenza delle imprese che confermano i (pessimi) risultati del trimestre precedente si è ridotta di 10,2 punti percentuali (dal precedente 38,8% all'attuale 28,6%) a quasi completo beneficio della quota di imprese che segnalano risultati più incoraggianti ovvero meno pesanti. Solo un modesto 0,4% di imprese, infatti, è andato ad accrescere la quota delle imprese che denunciano peggioramenti congiunturali. In compenso sembrano essersi ridotte le frange di accentuata difficoltà (con flessioni oltre il - 2,5%): erano il 35% del totale e sono ora il 29,7%. È, invece, in estensione l'area delle imprese ancora in difficoltà per quanto di limitate dimensioni (tra il -1% e il - 2,5%): erano il 9,7% e sono diventate il 15,4%.

Due, in definitiva, sono gli aspetti di rilievo da richiamare:

a) l’affacciarsi di uno spiraglio di allentamento delle difficoltà per un maggior numero di imprese;

b) il permanere di una congiuntura deteriorata che riguarda quasi la metà delle imprese e non è più a lungo tollerabile.

Le imprese con più di 20 addetti replicano, con qualche accento positivo in più, il profilo generale già illustrato ma è maggiore la quota di imprese che segnalano miglioramenti vari (29,7% invece del 26,4%).

Le imprese con meno di 20 addetti, invece, mostrano il classico profilo a duna del deserto spazzata da un forte vento: una piccola quota nell'area del miglioramento, una particolarmente modesta quota nell'area della stabilità e una più consistente quota confinata nelle aree critiche del disagio con ulteriore riduzione dei livelli produttivi. La metà delle imprese dichiara contrazioni superiori al 2,5% e solo il 15,0% contiene l'arretramento tra il -1% e il - 2,5%.

Il mix territoriale degli esiti riscontrati con l'indagine del quarto trimestre appare maggiormente squilibrato rispetto alla precedente rilevazione. Nel terzo trimestre, infatti, i profili delle imprese perugine e ternane viaggiavano di pari passo, con modesti scostamenti, tra le varie classi di risultato. A dichiararsi stabili era, allora, una quota di imprese operanti in provincia di Perugia più alta che in provincia di Terni. In questa indagine, invece, la quota di imprese stabili, cioè che confermano i risultati del precedente trimestre, è assai più alta in provincia di Terni. In questa stessa provincia, inoltre, si hanno quote più alte di imprese in tutte e tre le classi di contrazione della produzione.

Se ai risultati raccolti, oltremodo deludenti, si somma il bilancio occupazionale appare immediatamente evidente quanto l'economia di imprese e famiglie ha lasciato sul terreno dell'economia del settore pubblico, della finanza e dei loro eccessi. I circa due punti percentuali di flessione degli organici, in un anno, in un sistema di imprese da ritenersi particolarmente avvertito e strutturato rendono conto dell'entità dei sacrifici: in attesa di un 2013 che forse non vedrà la ripresa definitiva ma che si spera sia comunque migliore di quello che si è chiuso da poco.

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