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Giorno del ricordo. Convegno a Perugia

Esodo e foibe: la memoria e i silenzi

Alla sala dei Notari l'incontro organizzato dal Comitato 10 febbraio
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Nella giornata nazionale intitolata ai martiri delle foibe, si è svolto presso la sala dei Notari di Perugia il convegno “Esodo e Foibe: le memorie e i silenzi”. La manifestazione, la prima dedicata alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano, istriano e dalmata svoltasi nel capoluogo umbro “con i crismi dell’ufficialità”, è stata organizzata dal Comitato 10 febbraio con il patrocinio del Comune di Perugia e dell’Ufficio Scolastico regionale. Molti e di alto livello i relatori che hanno animato il convegno: l’avvocato Raffaela Rinaldi, responsabile del Comitato 10 febbraio, il professor Gianni Stelli della Società studi fiumani, Franco Papetti dell’associazione Venezia Giulia Dalmazia, Valentino Quintana giornalista e saggista. Viva la partecipazione della cittadinanza e delle istituzioni. Erano presenti il vice sindaco Nilo Arcudi, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Maria Letizia Melina, e molti altri esponenti delle istituzioni locali, oltre a classi delle scuole Mariotti, IPSIA e Galilei. Presente anche il presidente del Consiglio degli studenti dell’Università di Perugia, Alessandro Tassi che ha espresso il suo apprezzamento per l’iniziativa, aggiungendo che “questo primo, storico convegno di Perugia, trattando argomenti a lungo rimasti sepolti, non può non riscuotere il pieno appoggio del Consiglio, da sempre sensibile a tali tematiche”. Dopo un’approfondita analisi della situazione storica e geopolitica del confine orientale, si è passati a raccontare alcune delle vicende di quei 350.000 profughi che, al volgere del secondo conflitto mondiale, dovettero abbandonare le proprie case e la propria terra per salvarsi la vita e di quel numero imprecisato di vittime di quella che il professor Stelli ha definito “una campagna sistematica e pianificata di epurazione preventiva nei confronti di una minoranza che il regime comunista e totalitario dell’allora Repubblica Federativa Jugoslava, considerava fastidiosa per i propri progetti espansionistici”. L’analisi dei fatti storici si è svolta in un clima di grande attenzione da parte del pubblico, ma ha sicuramente toccato tutti la drammatica testimonianza di Livio Zupicich. Zupicich, un bambino all’epoca dei fatti, ha narrato la propria esperienza raccontando delle barbarie, delle sevizie e degli omicidi di cui si resero protagonisti i soldati di Tito e gruppi di partigiani rossi italiani. L’esule fiumano ha posto l’accento anche sulle enormi difficoltà di accoglienza dei profughi delle terre d’Istria e Dalmazia in una società – quella italiana – povera e distrutta dalla guerra, nonché permeata da una forte presenza del partito comunista che additava gli esuli come “criminali che scappano dinnanzi alle avanguardie della libertà e della giustizia sociale”. Ma – a concluso Zupicich – a dispetto delle difficoltà e dei torti subiti, abbiamo sempre continuato ad essere orgogliosi di dirci italiani. Insomma, a nostro giudizio, il convegno ha avuto l’indubbio merito di far cadere – speriamo per sempre – gli alibi e le scuse addotte da tutti coloro che negli ultimi 60 anni hanno tentato di giustificare il vero e proprio sterminio di un numero enorme di cittadini italiani.

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