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Terza giornata del Festival

De Benedetti a Perugia: "Il giornalismo è una infrastruttura della democrazia"

Affollato keynote speech in mattinata al Pavone
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Accompagnato dal vicedirettore del Corriere della Sera Massimo Mucchetti ad inaugurare la terza giornata del Festival internazionale del giornalismo che si chiuderà alle 21,00 con l'attesissimo incontro al teatro Morlacchi con Marco Travaglio, il presidente del gruppo editoriale L'Espresso ingegner Carlo De Benedetti, per la prima volta a Perugia per questa rassegna, ha offerto ad un pubblico di giovani studenti e praticanti di giornalismo la sua visione per il futuro del mestiere del cronista . Nella mezz'ora di prolusione iniziale De Benedetti, dall'alto di un'esperienza quarantennale nel campo editoriale, si è immediatamente preoccupato di rassicurare i giovani sull'avvenire di questo prezioso e tanto ambito lavoro. "Il giornalismo come metodi necessario per l'opinione pubblica di gerarchizzazione delle informazioni-ha ribadito l'ingegnere- non morirà mai. E nemmeno i giornali esauriranno la loro funzione; forse venderanno di meno ma ci sarà sempre un pubblico che richiederà approfondimento e analisi che il web non può dare. L'importante è capire che ci dovrà essere sempre più sinergia tra i vari sistemi informativi, questo è determinante capirlo. Se prima le tecnologie cambiavano ogni 50 anni ora mutano ogni due e bisogna avere la duttilità professionale idonea a sapersi orientare su diversi fronti d'impegno." A proposito dell'identità dei giornali, secondo De Benedetti i fogli di partito, la cui sopravvivenza troppo spesso è legata dall'entità delle sovvenzioni pubbliche, tenderanno a sparire ma non i giornali che esprimono "una certa idea dell'Italia, come diceva Gobetti. Nel nostro gruppo ad esempio il legame identitario tra giornalisti e lettori è molto forte. Oltre a questi quotidiani di opinione rimarranno giornali generalisti più puramente informativi come il Corriere della Sera, che perse lettori quando Mieli fece quel famoso endorsement a favore di Prodi, lasciando increduli una parte di lettori impreparati ad una presa di posizione così netta".Nella seconda parte dell'incontro De Benedetti si è reso disponibile alle domande del pubblico riguardanti anche l'attualità politica del paese; in particolare riguardo al tema della instabilità politica si è detto convinto che si "stia assistendo alla fase terminale di una fase populista; quello che ne verrà dopo è difficile dire, anche le nuove tecnologie, dopo il declino delle tv tradizionali, potranno essere cavalcate da nuovi populismi bravissimi a parlare alla pancia ma non di dare risposte alla testa delle persone; per questo serve un giornalismo libero ed autorevole come anticorpo democratico." Una ragazza chiede che ci aspetta dopo Berlusconi; "ma guardi non mi pare un problema drammatico-conclude l'ex finanziere- qualcosa c'inventeremo" . Ad un certo punto le domande devono cessare e l'ingegnere saluta, c'è un volo da prendere in fretta.

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