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La giustizia al Festival del giornalismo

Nicola Gratteri a ruota libera:"Riformare la giustizia? Altro che processo breve, basterebbe informatizzare, ridurre le procure ed eliminare enti inutili come la Dia"

Gianluigi Nuzzi ricorda e Gratteri conferma; Napolitano fece un grave errore a sopprimere le divisioni speciali. Solo i carabinieri dissero "no" salvando i ROS
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

E dire che al Morlacchi c'era in contemporanea la grande star del rock nostrano Luciano Ligabue; l'appuntamento serale al Teatro Pavone con il giornalista di Libero Gianluigi Nuzzi ed il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, prendendo spunto dal libro di recente uscita del giudice in prima linea contro la 'ndrangheta calabrese "La giustizia è una cosa seria" ha fatto risultare un sold-out forse imprevedibile soprattutto se si considera che la gran parte del pubblico era composto da giovani. Il giudice Gratteri non è andato per il sottile nella critica bi-partisan alla politica tutta nei confronti della lotta alla criminalità organizzata; secondo il procuratore sotto scorta dal 1989, il governo Berlusconi ha fatto tre cose importanti:1)l'eliminazione del patteggiamento in appello, che consentiva a criminali condannati a 27 anni di passare di colpo a soli 6 anni di condanna. 2) ha rafforzato il 41-bis, consentendo l'isolamento massimo dei boss 3) ha consentito il sequestro dei mafiosi anche se trasmessi ad eredi, riforma che nessuno prima aveva mai accettato. "Detto questo-ha detto Gratteri- l'azione di depauperamento dei fondi per la giustizia e per la polizia giudiziaria, la minacciata soprressione dell'istituto delle intercettazioni e l'ultimo provvedimento sul processo breve sono misure negative che causeranno solo incertezza del diritto e favorirà posizioni contingenti a discapito dell'interesse generale dell'equanimità del giudizio penale". ll giornalista Nuzzi provoca,"la sinistra fece meglio?" "Nemmeno per sogno-ha attaccato Gratteri- nei 18 mesi di governo Prodi nessuna mia proposta di riforma fu raccolta". Nuzzi allora cerca di affondare il colpo e ricorda come fu a metà degli anni '90 che "i dipartimenti speciali investigativi furono sciolti dall'allora ministro dell'Interno, oggi Presidente della Repubblica"; Gratteri conferma "è una cosa che non ha il coraggio di dire nessuno, ma è così".Ma cosa basterebbe per riformare la giustizia? Poche cose secondo Gratteri. "E' incredibile che ancora si debbano spendere milioni di euro per fare notifiche che potrebbero essere recapitate con posta elettronica certificata, è assurdo che ancora si debbano consumare quintali di faldoni carta quando si potrebbe informatizzare tutto, è inaccettabile che una piccola regione come l'Umbria abbia ben 4 procure. Per fare cosa? Poi bisognerebbe eliminare tanti carrozzoni inutili- dice preparandosi alla "bomba"- compresa quella DIA che serve solo per attuare misure cautelari (in specie, confisca di beni) che svolgono comunque le polizie giudiziarie, costando per altro molto meno. Poi bisogna smetterla di fare indulti-chiude il procuratore- aprire invece le carceri nuove che ci sono e far lavorare i detenuti per mafia, perchè non è giusto che la comunità debba mantenerli per stare davanti al televisore tutto il giorno, si devono guadagnare da vivere anche stando in galera" Ma la ricetta primaria per vincere le culture mafiose qual è? "Solo una scuola che funzioni ed una giustizia efficiente possono servire al limite per pareggiare la partita; dico pareggiare perchè siamo già in ritardo per poterla vincere".Un ragazzo chiede; c'è 'ndrangheta in Umbria? "Certo-risponde Gratteri senza esitazioni- magari anche in questa sala, mimetizzata con i suoi figli di nuova generazione, spesso professionisti affermati ed insospettabili". Un ultimo domanda; chi glielo fa fare di fare una vita da recluso per sentirsi così solo e poco supportato? "E' quello che volevo fare da bambino". Il pubblico in piedi applaude il magistrato servitore dello Stato Nicola Gratteri, fuori la macchina blindata è pronta, si torna subito in prima linea.

Nicola Gratteri nasce nel 1958 a Gerace nella Locride, terzo di cinque figli da una famiglia umile. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza all'Università di Catania. Si laurea in quattro anni e due anni dopo entra in magistratura. Attualmente è uno dei magistrati più conosciuti della DDA. Impegnato in prima linea contro la 'Ndrangheta, la criminalità organizzata calabrese, vive sotto scorta dall'aprile del 1989. Il 21 giugno 2005, il ROS dei Carabinieri ha scoperto nella piana di Gioia Tauro un arsenale di armi (un chilo di plastico con detonatore, lanciarazzi, kalašnikov, bombe a mano) che sarebbe potuto servire per un attentato ai danni di Gratteri[2]. Probabilmente è colui che conosce meglio le distorsioni del sistema penale/investigativo/penitenziario che permettono alle tre grandi mafie italiane di prosperare. Ha partecipato a programmi televisivi di Raitre (Fazio e Augias) per la presentazione dei suoi libri: Fratelli di sangue, La Malapianta e La giustizia è una cosa seria e dove ha evidenziato come alcuni piccoli, senza costo, cambiamenti possano far ridurre drasticamente gli inconvenienti connessi alla trasmissione delle notifiche e all'uso strumentale delle intercettazioni.

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