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Economia

In Umbria le famiglie povere aumentano

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Immagine articolo - Il sito d'Italia

 

Se tra il 2008 e il 2010 le famiglie povere erano circa 20mila (con un'incidenza media del 5,5%), nel 2011 vengono stimate dall'Istat in oltre 36 mila (quasi il 9%).  E' questo il dato allarmante che emerge dal Quinto rapporto sulle povertà realizzato dall'Agenzia Umbria Ricerche e dall'Osservatorio sul fenomeno e presentato questa mattina a Palazzo Donini, alla presenza della presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini e del Presidente della Conferenza Episcopale Umbra, monsignor Gualtiero Bassetti, dell’assessore regionale al Welfare e all’Istruzione, Carla Casciari, del presidente dell’AUR, Claudio Carnieri.

In Umbria, all’interno delle famiglie povere – è stato spiegato durante l’incontro dal consulente scientifico dell’AUR, Paolo Montesperelli- si possono individuare quelle che versano in uno stato molto grave che sono circa 6.300, l’1,7 per cento di tutte le famiglie umbre, mentre appena al di sopra della soglia di povertà, vi è un altro 5 per cento, pari a 19 mila famiglie. In pratica, dal 2010 al 2011, molte di queste unità definite ‘quasi povere’ sono passate ad uno stato di povertà  conclamata calcolata in termini di spesa per i consumi. Se si considera invece il reddito familiare disponibile, gli umbri a rischio di povertà sono circa 109 mila, il dato colloca la regione al terzo posto tra quelle del Centro-Nord più a rischio”.

Il Rapporto spiega il perché del fenomeno ricorrendo all’immagine di due ondate di cui una, l’onda lunga, è costituita dalla disuguaglianza sociale e dalla povertà cronica, l’altra, più recente che si è riversata sulla prima, è rappresentata dall’attuale crisi economica, che accentua gli squilibri sociali e che ai poveri veri e propri aggiunge l’impoverimento di famiglie del ceto medio e medio-basso. L’effetto congiunto di queste due tendenze sta profondamente modificando il profilo sociale della nostra regione.

“In particolare – spiega il Rapporto- l’allargamento dell’area della povertà prodotto dalla crisi economica ha investito soprattutto le famiglie più giovani e quelle più numerose. A ciò si aggiungono le “famiglie disagiate” - un terzo del totale - che hanno un basso reddito e un alto stato di malessere: in tal caso di solito i capifamiglia sono molto giovani, donne, monogenitori con figli, con un basso livello di istruzione, disoccupati o con un contratto a termine.

Montesperelli ha quindi fotografato l’utente tipo che si rivolge alla Caritas: ”Sono donne e uomini di età compresa tra i 35 e 39 anni, coniugati, nel 21 per cento dei casi con un livello di istruzione medio, il 36 per cento sono italiani e molti disoccupati ed hanno prevalentemente espresso il bisogno di trovare lavoro e di denaro per le esigenze elementari.

In confronto, le famiglie di anziani hanno subito minori ripercussioni perché, dipendendo da redditi mediamente più bassi, sono riuscite a mantenere con minori difficoltà un livello di spesa più moderato. Ma gli anziani soli, secondo quanto riferiscono i medici di famiglia, si trovano costretti a scegliere tra la spesa per il riscaldamento e quella per le medicine”.

Lo studio ha dedicato un’attenzione particolare ai più giovani, “soprattutto quelli che hanno costituito una nuova famiglia –ha precisato la responsabile dell’Area economica e sociale dell’AUR, Elisabetta Tondini- per la quale un alto livello d’istruzione dei componenti e un lavoro stabile, ormai raro, possono essere insufficienti per impedire uno scivolamento verso la povertà”.

Inoltre, sempre fra le famiglie giovani, incertezza e precarietà possono convivere con livelli di reddito familiare relativamente elevati. “Questa – ha evidenziato- è la fascia sociale degli ‘incerti’, presente per lo più tra i nuclei familiari la cui persona di riferimento è donna, con alto livello di istruzione e lavoro precario”.

Dal quinto Rapporto emerge con più forza l’emergenza lavoro: il fatto che il 10 per cento degli umbri viva in famiglie con almeno un componente in difficoltà, evidenzia come le occupazioni precarie, diffusissime nella nostra regione, abbiano innescato uno stile di vita dominato dalla instabilità. A sostegno di una società sempre più fragile cresce l’impegno solidaristico della

comunità e l’attenzione della politica verso le problematiche sociali e il Rapporto indica numerose risorse di contrasto come ad esempio le politiche, l’associazionismo e il volontariato, le iniziative in cui convergono il pubblico ed il privato sociale, come il Fondo di Solidarietà promosso dalla Chiesa, le aggregazioni più informali di solidarietà.

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