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Patrimonio

La Regione approva la legge sull’archeologia industriale

Voto unanime del Consiglio regionale
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Immagine articolo - Il sito d'Italia

Approvata all'unanimità dal Consiglio regionale la proposta di legge inerente la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale presente sul territorio regionale, di iniziativa dei consiglieri Gianfranco Chiacchieroni (Pd), Maria Rosi (Pdl), Massimo Buconi (Psi) e Sandra Monacelli (Udc).
Si propone di valorizzare e, in qualche caso salvare dal degrado, alcuni importanti siti presenti sul territorio ma non più utilizzati per il processo produttivo, che costituiscono comunque testimonianza storica del lavoro e della cultura industriale della regione.

''L'archeologia industriale - ha detto il relatore Buconi - è sicuramente destinata ad un grande sviluppo. Tanto in Europa quanto nelle Americhe si assiste ad un sempre maggiore interesse per gli aspetti dell'industrializzazione che vengono, con il passare del tempo, visti in chiave maggiormente storica. Lungi dalla logica meramente vincolistica, peraltro spontaneamente superata da molti dei recuperi già esistenti, questo progetto di legge regionale si propone in primo luogo di valorizzare e, in qualche caso, salvare dal degrado alcuni importanti siti presenti nella nostra Regione, cosi da sfruttare anche quegli spazi che sembrano invece esser destinati alla demolizione, dando dignità e nuova vita ad edifici che in molti casi hanno scritto pagine di storia della nostra Regione. Le destinazioni d'uso potranno quindi essere molteplici: non solo museali ed espositive, ma anche commerciali, addirittura abitative''.

In Umbria la più importante realtà di archeologia industriale è considerata la conca ternana, che ingloba i centri urbani di Terni e Narni Scalo e l'insieme delle loro industrie e che  si configura come una sorta di parco, di museo a cielo aperto di valore inestimabile.

Al di fuori dell'area di Terni, almeno fino alla metà dell'Ottocento, il principale centro commerciale e manifatturiero dell'Umbria era Foligno con il suo circondario. Sono considerate testimonianze di questa realtà gli opifici all'interno della città e le cartiere (insieme a gualchiere, mulini, concerie, ramiere) della valle del Menotre.  Ancora a ridosso di Foligno sorge uno dei più importanti monumenti dell'archeologia industriale umbra: lo zuccherificio, edificato nel 1900.

Perugia invece è la sede di una delle esperienze industriali più note del novecento la Perugina, di cui resta unica testimonianza una ciminiera. La memoria di questi luoghi è contenuta nel museo aziendale della Buitoni-Perugina.

''Una nuova sensibilità verso i siti industriali e la loro memoria -ha ricordato Buconi- è dimostrata dalla nascita di strutture museali come il Museo del Tabacco di San Giustino, il Museo regionale della Ceramica di Deruta, il Museo del vetro di Piegaro, il Museo Dinamico del Laterizio e delle Terrecotte di Marsciano, a cui si aggiungono i progetti di musei e valorizzazione delle miniere di Collazzone, di Morgnano nel comune di Spoleto, Pietrafitta, Monteleone di Spoleto e Gualdo Cattaneo''.

L'assessore regionale alla cultura Fabrizio Bracco ha evidenziato che ''la legge è venuta ad accavallarsi con la
sessione di Bilancio, che inizieràda oggi e durante la quale non si potranno approvare altre leggi, ma può partire da subito sfruttando una posta iniziale per effettuare azioni di ricognizione sul territorio, una direzione verso la quale l'Umbria si muove già da tempo, dato che parte del patrimonio di archeologia industriale è già catalogato, come mulini, pastifici, fornaci e vari musei che sono sorti sul territorio.”
 

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