Due grandi protagonisti del giornalismo contemporaneo di due generazioni diverse ma uguali nel concepire il lavoro dell'informazione come servizio pubblico lontano dalla lusinghe del potere. Anche per questo Milena Gabanelli ed Eugenio Scalfari, ospiti ieri sera della giornata finale del festival del giornalismo di Perugia- sono molto amati dal loro pubblico quanto altrettanto invisi dai padroni del vapore delle macchine informative italiane, nel paese in cui l'intreccio con la politica è diventato così inestricabile da far diventare spesso il giornalismo una variabile della militanza politica. La prima a salire sul palco è stata la conduttrice di Report. Il tuo programma tornera' nella prossima stagione? ''Spero di si''', risponde Milena Gabanelli, intervistata da Corrado Formigli di Annozero. Ma poi ammette di sentirsi ''come color che son sospesi'' e avverte che, se non arriveranno risposte sul rinnovo del suo contratto, in scadenza a fine agosto, il futuro del programma e' a rischio anche perche' ''ogni inchiesta richiede tre o quattro mesi di preparazione''. ''Ho un contratto – spiega Gabanelli- che scade a fine agosto, mentre l'attuale ciclo di Report chiude il 12 giugno. Normalmente, per tornare in onda a settembre-ottobre, iniziamo a lavorare da fine maggio. Se mi chiedono all'ultimo momento di andare in onda, non siamo in grado di farlo. Anche perche' di qui a settembre forse la mia squadra, che non e' fatta esattamente di ventenni, puo' organizzarsi in un'altra maniera''. Nessun intento polemico, precisa la giornalista: ''Non credo di aver il diritto ad un posto permanente, ma ritengo giusto e leale, con qualsiasi datore di lavoro, che ti venga detto per tempo se continuerai a lavorare o no''. Incalzata da Formigli sui motivi dell'attesa, Milena risponde: ''Dovrebbero essere chiesti al direttore generale: non sono riuscita a parlargli, altrimenti glieli avrei chiesti''. ''Come mai? Il direttore generale parla al telefono con un sacco di persone'', ironizza Formigli, alludendo alla telefonata in diretta a Michele Santoro. ''Con noi no – risponde Gabanelli con un sorriso – forse perche' non andiamo in diretta''. Quanto ai problemi col Premier la citazione dei legali del premier Berlusconi sulla puntata su Antigua ''non e' ancora arrivata, ma c'e' ancora tempo'', dice Gabanelli, assicurando ''aggiornamenti sulla vicenda''.Quanto ai costi del programma - 2,2 milioni, per una raccolta pubblicitaria da 4,5 milioni, secondo il Corriere della Sera di oggi - spiega che le risultano ''inferiori, ma forse la cifra comprende costi industriali che non sono in grado di quantificare''. Relativamente all'esosità del contratto allo stipendio, ''Milena guadagna 150 mila euro lordi l'anno'', dice Formigli che prova invano a stuzzicarla parlando presunto compenso milionario di Sgarbi: ''Faccio un mestiere che mi piace e mi pagano pure'', risponde e chiude. Poi ricapitola la vicenda della cervellotica delibera dell'Agcom che ha invitato Report ad assicurare il diritto di replica a Tremonti dopo la puntata di ottobre sulla manovra: ''Ho invitato pubblicamente il ministro: sarei felice di avere un confronto franco con lui, magari mi convince che ha ragione. Se pero' dovesse declinare l'invito, dobbiamo trovare qualcun altro che parla bene della manovra. Vi avverto: se qualcuno parla male lo stoppiamo''. Poi, infine, si toglie qualche sassolino dalla scarpa: ''Dicono che il giornalista e' il cane da guardia: a patto che scodinzoli anche un po'''. In 14 anni di Report, comunque, ribadisce Gabanelli, ''non ci e' stato mai impedito di trattare un argomento nella maniera che ritenevamo piu' opportuna, ne' ci e' stato mai censurato nulla. Certo, bisogna resistere alle pressioni''. E in ogni caso l'indipendenza investe anche ''la responsabilita' dei giornalisti. Se non e' previsto che un giornalista ti chieda conto di qualcosa, e' una cultura determinata dal fatto che tanti giornalisti non fanno il loro mestiere come andrebbe fatto''. Eminentemente storico-politico l'intervento del decano del giornalismo liberal Eugenio Scalfari, provocato da Giovanni Valentini, prima firma di Repubblica dalla fondazione dell'ormai lontano 1976. L'unità d'Italia, il ruolo di Mazzini e Garibaldi, il riconoscimento alla funzione catalizzatrice del processo unitario svolto da Vittorio Emanuele di Savoia, nella serata in cui il festival ha voluto celebrare i 150 anni del paese. "Il Risorgimento è stato un processo d'èlite- ha detto il Fondatore di Repubblica- allora il 92%della popolazione era analfabeta, lo stesso Pisacane fu ucciso dai contadini che non capivano cosa volessero questi ribelli". Come nella resistenza ed in tutte le fasi di sviluppo del paese sono state le avanguardie ad accollarsi il grosso della "missione". Scalfari si è poi soffermato sulle radici storico-filosofiche da cui si origina la fragilità del tessuto democratico italiano che portato i ceti borghesi de imprenditoriali non a contribuire a formare classi dirigenti, ma ad affidarsi troppo spesso leadership di scarsa moralità e mediocre caratura. "L'italiano è come di diceva Francesco De Sanctis un animale guicciardiniano, sempre attento a non schierarsi più a schierarsi con tutti per non dispiacere a nessuno, un soggetto sociale in cui il particulare personale vince sempre sull'interesse collettivo, fino a quando non uccideremo quest'indole primordiale non saremo mai un paese culturalmente e politicamente maturo. L'attuale deriva populista e antimoderna del leghismo e del berlusconismo sono la massima esasperazione di un'indole che tarpa lo sviluppo del paese dalla sua nascita. "Una ragazza di vent'anni si alza e chiede all'ottuagenario maestro di giornalismo:"Quando usciremo da questa palude, e soprattutto come?" Scalfari risponde con la saggezza del lottatore che ha puntato tutto sul valore della cultura per affermare i propri punti di vista:"Studiare e fare bene il proprio dovere è già un buon inizio. Dare l'esempio è la forma più alta di apostolato civile". E' tempo di andare a riposare, il Morlacchi stracolmo tributa la standing-ovation al grande vecchio, molto più di un giornalista per tre generazioni di lettori liberal. Arianna Ciccone, organizzatrice infaticabile del Festival, rassicura, ci "vedremo l'anno prossimo".
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