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giovedì, 23 maggio 2013 - 19:42
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Il Psi umbria prende posizione sulla soppressione o meno delle province, presentando una mozione

Immagine articolo - Il sito d'Italia

Non difendono le Province, ma credono che l'articolo 17 del decreto legislativo, numero 95, così concepito, approvato il 6 luglio, non porti alla razionalizzazione ulteriori di costi. E' la posizione del Partito socialista italiano dell'Umbria che dice la sua in merito alla soppressione o meno degli enti provinciali. Proprio in vista di ciò gli esponenti del partito umbro hanno illustrato, durante un incontro con la stampa, che si è svolto venerdì 13 luglio, a palazzo Cesaroni, i dettagli di una mozione da presentare al consiglio regionale e ai due consigli provinciali di Perugia e di Terni. In particolare il Psi umbro chiede che in deroga a quanto previsto dal decreto siano escluse dal provvedimento in esame le regioni nel cui territorio vi siano due sole Province, o in alternativa, propongono di delegare le Regioni all'elaborazione di un piano, con gli enti interessati, Comuni e Province, di riassetto territoriale degli attuali enti provinciali, in modo da rispondere ai criteri previsti al comma 2 del decreto e ai parametri che verranno adottati. Il Psi dell'Umbria punta il dito, in pratica, sui criteri del decreto per la riduzione e l'accorpamento delle Province, riguardanti la dimensione territoriale che non deve superare i 30 chilometri quadrati, e la popolazione residente in ciascun ente, che non ecceda le 350mila unità. A spiegarlo il segretario regionale del Psi umbro, Aldo Potenza, che ha sottolineato come "i criteri, previsti dal secondo comma del decreto legislativo in oggetto, applicato in maniera indistinta a tutte le regioni, non risponde alle esigenze degli enti regionali che dispongono nel loro territorio di solo due Province". "Questa condizione riguarda esclusivamente tre Regioni a statuto ordinario - ha aggiunto -: l'Umbria, il Molise e la Basilicata. L'eventuale soppressione della Provincia che non dovesse rispondere ai parametri che verranno indicati, comporterà l'accorpamento al rimanente ente provinciale che, per effetto di tale decisione, coinciderà con l'intero territorio regionale, determinando la costituzione di un organismo intermedio, che non appare in condizione di dare risposte adeguate alle esigenze territoriali!". A dare man forte al segretario Potenza, anche l'assessore regionale Silvano Rometti, il segretario della federazione provinciale di Perugia, Cesare Carini, i capigruppo nei consigli provinciali di Perugia e di Terni, rispettivamente Enrico Bastioli e Zefferino Cerquaglia, l'assessore provinciale Roberto Bertini, e il vicepresidente della Provincia di Terni, Vittorio Piacenti D'Ubaldo. Tutti osservano come il decreto, concepito al fine di contribuire al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, imposti dall'Europa, necessari al raggiungimento del pareggio di bilancio, "preveda eventuali modifiche dell'assetto istituzionale, soprattutto quando queste riguardano enti elettivi di rilievo costituzionale, non dovrebbero essere motivate da esclusive ragioni di compatibilità finanziaria, ma da valutazioni più generali riguardanti il miglior assetto istituzionale necessario a rendere più efficace la partecipazione democratica dei cittadini alla gestione del proprio territorio". Bastioli e Potenza, inoltre, fanno notare che "in particolare non si può tacere la mancanza di un disegno istituzionale che indichi la natura complessiva dello Stato nel quale incardinare l'intervento in questione. Infatti rimane da stabilire se l'opzione federalista è attuale o viene preferito un diverso disegno istituzionale del quale però non si ha alcuna conoscenza". In conclusione per i socialisti "ciò rende precario ogni intervento in quanto non corrisponde ad un organico e razionale disegno riformatore, ma prosegue lungo una strada che appare rispondere più alla logica dell'emergenza e dell'improvvisazione, che, invece, ad un progetto complessivo di riforma istituzionale volto a rendere più moderno e democratico l'ordinamento istituzionale italiano". "E' dal 1976 che i socialisti sostengono la necessità di una riforma istituzionale - ha ricordato Aldo Potenza - che aggiorni la nostra Costituzione per adeguarsi ai tempi di una società moderna". La mozione è stata firmata anche dal consigliere regionale dell'associazione politico-culturale "Enrico Berlinguer", Roberto Carpinelli.

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